Viene definito teatro contemporaneo il
teatro che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli
inizi del Novecento e i giorni nostri, il cui atto di nascita
è la reazione novecentesca al teatro verista della fine del
XIX secolo.
In questo periodo si riscoprirono elementi dei secoli
precedenti, come il simbolismo o la recitazione in versi, il
ritorno ad una 'arte pura' o al contrario ad un fine 'morale'
del teatro. Il carattere comune, di cui è ancora permeata la
cultura teatrale a noi contemporanea, fu per tutti il
superamento della semplice rappresentazione della realtà, e in
seguito, con l'avvento del cinema e della televisione, una
netta separazione tra ciò che è quotidiano e immediatamente
percepibile e la 'verità teatrale', resa possibile da
strumenti propri del teatro quali la suggestione,
l'affabulazione e il gioco immaginifico che l'attore instaura
con il pubblico. In questo contesto, anche gli autori-attori
che in tempi recenti hanno dato vita al genere teatrale più
aderente alla realtà quotidiana, il cosiddetto teatro di
narrazione, sono più vicini ad un modello di cantastorie di
epoca medioevale che al concetto di teatro verista
ottocentesco, che della cura del dettaglio anche scenografico
e della fedeltà e plausibilità faceva le sue ragion
d'essere.
Centralità dell'attore in scena, e del regista dietro le
quinte
Il Novecento si apre con la rivoluzione copernicana della
centralità dell'attore. Il teatro della parola si trasforma in
teatro dell'azione fisica, del gesto, dell'emozione
interpretativa dell'attore con il lavoro teorico di Kostantin
Sergeevic Stanislavskij e dei suoi allievi Vsevolod Emil'evic
Mejerchol'd su tutti. Il Novecento aprì anche una nuova fase
che portò al centro dell'attenzione una nuova figura teatrale,
quella del regista che affiancò e superò in importanza le
classiche componenti di autore e attore. Fra i grandi registi
di questo periodo vanno citati l'austriaco Max Reinhardt e il
francese Jacques Copeau e l'italiano Anton Giulio Bragaglia.
Con il teatro contemporaneo, la figura del regista teatrale
diventa preminente. Anche in passato le rappresentazioni
avevano avuto bisogno di una direzione, ma il ruolo più
importante era sempre stato rivestito dal primo attore o
dall'autore dell'opera. La moderna regia compie il primo passo
nella riforma del teatro europeo, rigettando l'idea
'fotografica' della scena, e affermando la preminenza
dell'arte.
Nuove forme e stili
Con tutte le differenze che in più di un secolo sono emerse
nell'affrontare una messa in scena, questa iniziale conquista
ha fatto da minimo comun denominatore di tutti i generi e le
tendenze: che la messa in scena non debba essere una copia
della realtà, ma una sintesi, o una trasfigurazione.
Uno dei primi personaggi ad inserire questi nuovi elementi
nella realizzazione di uno spettacolo fu lo scenografo
svizzero Adolphe Appia, disegnando scene schematiche e
suggestive, di una austerità (come fu definita)
"calvinista".
Con l'affermarsi delle Avanguardie storiche, come il
Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo, nacquero nuove forme
di teatro come il teatro della crudeltà di Antonin Artaud, la
drammaturgia epica di Bertolt Brecht e, nella seconda metà del
secolo, il teatro dell'assurdo di Samuel Beckett e Eugene
Ionesco modificarono radicalmente l'approccio alla messa in
scena e determinano una nuova via al teatro, una strada che
era stata aperta anche con il contributo di autori del calibro
di Jean Cocteau, Robert Musil, Hugo von Hofmannsthal, gli
scandinavi August Strindberg e Henrik Ibsen; ma coloro che
spiccarono tra gli altri, per la loro originalità furono Frank
Wedekind con la sua Lulù e Alfred Jarry l'inventore del
personaggio di Ubu Roi.
Contemporaneamente però il teatro italiano fu dominato, per
un lungo periodo, dalle commedie di Luigi Pirandello, dove
l'interpretazione introspettiva dei personaggi dava una nota
in più al dramma borghese che divenne dramma psicologico.
Mentre per Gabriele D'Annunzio il teatro fu una delle tante
forme espressive del suo decadentismo e il linguaggio aulico
delle sue tragedie va dietro al gusto liberty imperante. Una
figura fuori dalle righe fu quella di Achille Campanile il cui
teatro anticipò di molti decenni la nascita del teatro
dell'assurdo.
La Germania della Repubblica di Weimar fu un terreno di
sperimentazione molto proficuo, oltre al già citato Brecht
molti artisti furono conquistati dall'ideale comunista e
seguirono l'influenza del teatro bolscevico, quello dell'agit
prop di Vladimir Majakovskij, fra questi Erwin Piscator
direttore del Teatro Proletario di Berlino e Ernst Toller il
principale esponente teatrale dell'espressionismo tedesco.
Nella Spagna del primo dopoguerra spicca la figura di
Federico García Lorca (1898-1936) che nel 1933 fece
rappresentare la tragedia Bodas de sangre (Nozze di sangue) ma
le sue ambizioni furono presto represse nel sangue dalla
milizia franchista che lo fucilò vicino Granada.
Il secondo dopoguerra
Nel secondo dopoguerra il teatro occidentale si arricchisce
di nuovi stimoli. Torna ad assumere grande importanza, dopo un
periodo di supremazia della parola, l'azione fisica, il gesto.
Si sviluppano metodi che mettono l'accento sull'emozione
interpretativa dell'attore (con l'utilizzo del metodo
Stanislavskij rielaborato in seguito da Lee Strasberg) e sull'
allenamento fisico (il training dell'attore).
La ricerca degli anni '60 e '70 tenta di liberare l'attore
dalle tante regole della cultura in cui vive (seconda natura),
per mettersi in contatto con la natura istintiva, quella
natura capace di rispondere in modo efficiente e immediato. In
questo percorso, il teatro entra in contatto con le discipline
del teatro orientale, con lo yoga, le arti marziali, le
discipline spirituali di Gurdjeff e le diverse forme di
meditazione. L'obiettivo di perfezionamento dell'arte
dell'attore diventa insieme momento di crescita personale. La
priorità dello spettacolo teatrale, l'esibizione di fronte ad
un pubblico, diventa in alcuni casi solo una componente del
teatro e non il teatro stesso: il lavoro dell'attore comincia
molto prima.
Molti parteciparono a questa maturazione sia fra i
drammaturghi come Eduardo De Filippo che con lo sperimentale
teatro di Carmelo Bene, sia con l'apporto fondamentale di
grandi registi come Giorgio Strehler e Luchino Visconti. In
Germania fu fondamentale l'apporto di Botho Strauss e Rainer
Werner Fassbinder, in Francia, fra gli altri, Louis Jouvet che
i testi estremi di Jean Genet, degno figlio della drammaturgia
di Artaud. Anche la Svizzera ha contribuito nel corso del '900
all'evoluzione del teatro europeo con autori come Friedrich
Dürrenmatt(1921-1990) e Max Frisch (1911-1991).
L'influenza di questi maestri sul movimento teatrale del
dopoguerra è immenso, basti pensare all'Odin Teatret di
Eugenio Barba, al teatro povero di Jerzy Grotowski, al teatro
fisico del Living Theater di Julian Beck e Judith Malina, fino
alle applicazioni "commerciali" dell'Actor's Studio di Stella
Adler e Lee Strasberg (da cui provengono Marlon Brando, Al
Pacino, Robert De Niro).